Quando si avvicinarono a Gerusalemme...

L’ingresso messianico di Gesù a Gerusalemme.

Nel capitolo 11, l’evangelista Marco ci permette d’assistere all’ingresso di Gesù a Gerusalemme, ci fa intravvedere un Gesù che prepara con cura il suo ingresso, sceglie anche l’asinello che viene preparato e addobbato con i mantelli e portato fino a Lui.

Gesù ci sale sopra, e lungo la strada la gente lo accoglie in modo festoso con canti e sventolio di palme, in un momento di gioia e di gloria.

Entra in Gerusalemme e nel Tempio, e dopo aver guardato ogni cosa attorno esce.

Condividendo le nostre impressioni e risonanze era impossibile non notare che uno dei protagonisti di questo racconto sembra essere l’asino, quest’animale già incontrato nella stalla a Betlemme, abbiamo subito pensato che per Gesù si sta preparando una nuova nascita.

L’asino è un animale mite che serve per il trasporto, infatti Lo ha accompagnato nella fuga in Egitto, quando ci andò come rifugiato.

L’asino era cavalcato dai Re in tempo di pace. Gesù è il Re che porta la pace!

In questo modo le scritture trovano compimento. (Zc 9,9)

Ed ancora, attraverso l’accoglienza festosa, quando la gente lo riconosce come il Re e lo acclama: “Osanna, benedetto colui che viene nel nome del Signore!” (Salmo 117,26).

Nel gesto della gente che getta il proprio mantello ai piedi di Gesù abbiamo letto tutta la fiducia e l’abbandono del credente: se c’è Gesù, il mio Signore, il mio Re, posso gettare il mio mantello ai suoi piedi (le mie ricchezze) perché ora è Lui tutto ciò di cui ho bisogno.

Il Re è qui tra noi, grazie Signore.

Abbiamo visto un tratto di Gesù deciso, ma in quello sguardo al tempio vuoto, ne abbiamo colto la tristezza, ci appare conscio di cosa cambierà tra poco, qualcosa che sconvolgerà la vita di tutti gli increduli e indecisi, che lo riconosceranno solo dopo la resurrezione.

E ancora ci siamo chiesti: “Cosa dice a me, Gesù?”

Mi suggerisce che la Fede ha tante tappe, quella gioiosa, e quella del tradimento, che io non sono tanto diverso dalla gente di allora, anch’io prima ti esalto mio Re, e partecipo alla tua mensa, ma poi non ho la forza di continuare questa fedeltà di figlio e fratello, e allora ti lascio solo, ti tradisco.