ORARI SANTE MESSE

S. Messe Feriali:

- ore 8.30 (nel giorno in cui si celebrano funerali al posto della S. Messa si recitano le Lodi Mattutine, guidate dalle nostre suore)

- ore 18.30

S. Messe Festive:

- ore 18.30 (sabato sera)

- ore 8.00

- ore 10.00

- ore 11.15

- festiva domenica sera ore 18.30 a Santa Bertilla

Al Graspo d’Uva:

- ore 9.30

A Fornase:

- ore 10.30

Il Cammino sinodale: un "seme" da coltivare e far crescere...

 

Alla luce del "cammino sinodale"  che si apre davanti a noi, riportiamo - quale piccolo, ma utile "strumento" di comprensione dello stesso e delle sue motivazioni -  il Verbale completo  dell' Assemblea di Collaborazione che si è svolta venerdì 18 maggio, dalle ore 20.45 alle ore 23.00 circa, con la partecipazione di consiglieri CPP e CPAE dei tre CPP di Collaborazione, consiglieri del CCP ed anche operatori pastorali delle tre comunità.

Si è aperta con

il momento di preghiera con una efficace invocazione allo Spirito Santo presa dal cardinal Martini e la lettura di un brano della Lettera del vescovo sul “convenire” che comunica sempre l’idea di una immagine di Chiesa che si riunisce per cercare di comprendere cosa significa essere fedeli al Signore”; ha fatto seguito una incisiva introduzione di don Marcello, che ha sottolineato che ciò che importa non è tanto il numero delle persone presenti a questa assemblea (in effetti, non numerose), ma che si cominci comunque a porsi nell’ottica del cambiamento secondo gli imput che la Lettera pastorale ci offre.

E’ seguito un breve, ma esaustivo filmato sullo svolgimento dell’intero percorso del Cammino Sinodale , che ha permesso a tutti di farsene un’idea di fondo; quindi la lettura da parte della segretaria del CCP della relazione tratta dai verbali dei tre CPP tenuti in aprile in relazione al sottolineare indicazioni ed atteggiamenti da tener maggiormente in considerazione circa i contenuti della Lettera del vescovo, nonché a far emergere eventuali timori, dubbi o necessità di chiarimento .

Il tutto per introdurre i presenti all’ascolto di quanto hanno espresso i due delegati sinodali : Monsignor Mario Salviato e sorella Susanna Poggioni , coordinatrice delle cooperatrici diocesane, venuti anche nella nostra Collaborazione proprio per rispondere alle nostre domande, aiutarci a chiarire i dubbi espressi nella relazione di cui sopra e sostenerci nell’avvio del cammino da compiere.

Ecco i punti principali emersi:

Il cammino sinodale è un seme che ci sia il sole o la pioggia comunque cresce, senza tener conto del nostro “numero”...non dobbiamo avere la preoccupazione o l’ansia del “contarci”.

La domanda che ha guidato il C. S. è stata: “Cosa il Signore chiede oggi alla nostra Chiesa? I soggetti che hanno cercato di fare “discernimento” per trovare una risposta sono stati due: l’Assemblea (costituita da laici, sacerdoti, diaconi, persone consacrate), e la Presidenza.

Dobbiamo sempre ricordarci che il Cammino Sinodale non consegna soluzioni, ma da orientamenti e suggerisce atteggiamenti per avviare un cammino di cambiamento.

Le “scelte” emerse sono state operate dall’Assemblea, quindi da una “base” che rappresentava l’intera Chiesa Diocesana , non dalla Presidenza.

Gli obbiettivi del Cammino Sinodale:

  • Ricordarsi di Gesù Cristo , perché non è affatto scontato che Egli sia posto “al centro” ; anzi spesso è dato “per scontato” invece di essere sempre la Persona attorno alla quale la comunità si riunisce!
  • Promuovere la cura della fede degli adulti, perché è l’adulto – proprio in quanto “adulto” – ad essere capace di trasmettere...anche se molto spesso l’adulto non è adulto “ANCHE” nella fede!

Le novità del Cammino Sinodale, da tradursi in nuove “consapevolezze” e nuove “convinzioni”, sono:

  • Rendersi conto che si deve dare attenzione a tutta la comunità cristiana e che questa attenzione deve essere continuamente custodita .

Proprio da questo è emersa la “scelta-chiave” quale imput a fare “esperienza alla pari” , ovvero “lavorare  insieme” sul rinnovamento dei Consigli di partecipazione a tutti i livelli affinché diventino sempre più luoghi  di sinodalità e corresponsabilità, scuole di ascolto e di discernimento, promotori e animatori di comunità  che sappiano passare dall’«autopreservazione» all’«uscita» (EG 27); in altre parole, passare da organismi   chiamati ad organizzare la pastorale consueta a “motori” che promuovono quel rinnovamento della pastorale  richiesto da una “Chiesa in uscita”, protesa all’evangelizzazione”.

  • Fare attenzione al “guardare” alla realtà proprio a partire dai luoghi concreti della vita quotidiana, perché è proprio lì che incontriamo Gesù e possiamo vivere la fede .

Questo è quanto è stato espresso proprio prendendo in considerazione gli “otto ambiti di vita”, dai quali sono poi stati evinti i tre espressi come “scelte 1-2-3-“ che si possono intendere quali modi o, meglio, “pertugi” attraverso i quali “entrare” per guardare la realtà così da rispondere pienamente alla domanda su cosa il Signore chiede oggi alla sua Chiesa.

Quindi , “Vivere l’accoglienza...” (Vedi Scelta 1) come modo di essere “Chiesa in uscita”, una Chiesa cioè che ama il mondo perché è nel mondo che si incontra Gesù, anche “fuori” dalla Chiesa in sé.

Uno stile di vita cristiano (Vedi Scelta 2) che non consideri dunque più le categorie “dentro” e “fuori” , ma l’essere “nel mondo” , così da riuscire a realizzare quella conversione alla prossimità (Vedi Scelta 3) che Gesù ci indica ponendo i poveri al centro.

Il leit motiv del C.S. è : avviare un cammino, avviare processi di cambiamento...nei quali ciò che occorre cambiare, mutare, con-vertire è prima di tutto il nostro cuore. La seconda domanda che ha guidato il C.S.. è infatti :” Quale futuro c’è per la nostra Chiesa?”

 Anche per questo la scelta-base è stata individuata quale scelta chiave, proprio per dare modo alle altre tre scelte di avviarsi e prendere forma. La scelta-base è insomma il filo conduttore da dove cominciare, in quanto gli organismi pastorali a tutti i livelli sono già forme/luoghi di sinodalità esistenti.

Occorre ora introdursi con convinzione nella prospettiva che si partecipa al Consiglio Pastorale per costruire la comunità e non per rappresentare il proprio gruppo o ambito, ma, partendo da questo, per esprimere un “discernimento sinodale”, ovvero che sappia tenere sinergicamente in conto sempre e tutte le realtà. Il discernimento è vero se ci si pone in questa prospettiva: c’è un problema? Ci chiediamo “insieme” cosa il Signore ci sta chiedendo ...in altre parole, partire dalla vita per arrivare alla Parola.

Cosa / come si farà?

Il 12 giugno la Commissione Sinodale produrrà del materiale per i Consigli Pastorali, al fine di aiutarli ad “imparare a fare discernimento proprio facendo=operando una delle tre “scelte”. In altre parole, imparare “insieme” e “piano piano” proprio attraverso la concreta messa in opera...

Per affrontare questo cammino sarà probabilmente necessario “integrare” nella composizione degli attuali Consigli anche figure che possano favorire una maggiore e più diretta/concreta visione delle realtà che si prenderanno in considerazione, senza quindi operare nella composizione dei Consigli cambiamenti complessivi.

E’ necessario “non avere fretta”,perché occorre prima di tutto soffermarsi a “vedere” attraverso l’effettiva realtà delle proprie comunità quale sia veramente la “scelta” da prendere per mano, senza più delegare - come in genere finora era prassi operativa - tale scelta ad un solo ambito o ad un certo gruppo. E’ infatti la comunità che deve operare INSIEME:

I passi proposti.

Per tutti i Consigli, a qualsiasi livello: operare “dentro” un cammino di discernimento.

I Consigli Pastorali Parrocchiali saranno chiamati a mettere in atto una opzione tra le tre “scelte”. Il tutto sarà tenuto sotto la “regia” dei Consigli di Collaborazione Pastorale.

Ci sarà una Commissione Diocesana che aiuterà nel cammino, formata da sottocommissioni relative a ciascuna “Scelta”.

Quello che non deve spaventare è l’eventuale diversità operata nei CPP di una stessa Collaborazione perché i “terreni” sono diversi , ma il seme è comunque lo stesso. Si potrà in effetti operare confrontandosi anche tra CPP di Collaborazioni diverse, ma che hanno operato scelte simili al fine di scambiare esperienze e modalità.

La composizione dei CPP rispeterà le naturali scadenze, tenendo tuttavia conto della possibilità di integrarli con figure altre e/o nuove che possano portare sensibilità relative alle realtà esterne relative alla “ scelta/e” operata/e.

Una domanda: Siamo proprio tutti convinti di camminare insieme? E perché dobbiamo farlo proprio adesso? Forse perché i sacerdoti si sono accorti di essere “pochi” e allora chiedono a noi laici di procedere insieme?

Risposta: Rispetto ad un passato anche recente, possiamo dire che ora siamo in una stagione di Chiesa più “armoniosa”, dove cioè non ci sono più estremismi o “lotte di potere” in un senso o nell’altro (... preti vs laici e viceversa). Diventa quindi bello fare questi passi finalmente “insieme”, anche se – questo è vero - qualcuno può ancora crederci di più e qualcun altro di meno (soprattutto tra i sacerdoti), ma chi ci crede di più deve adoperarsi per dare sviluppo ad una maggiore responsabilità reciproca. In altre parole, “contagiare” anche gli altri, sempre l’assillo comunque del contarci: operiamo quanti siamo e come siamo (le pag. 75-76 della lettera pastorale rispondono più che adeguatamente a questo)

In conclusione:

la prima strettoia da evitare è lo sguardo negativo sulla realtà : Dio sta ANCORA PARLANDO!! Crediamo nel Signore!

Seconda strettoia da evitare: non ritenerci mai “a posto”, ovvero “i giusti” , quelli che non devono cominciare a cambiare e a camminare !

Terza strettoia da evitare: mettere in atto semplicisticamente e solo “scelte” , invece che , e prima di tutto, “atteggiamenti”.

Nella sua Lettera sulla Santità (Vedi n° 102) papa Francesco ci indica che è proprio la paziente gradualità di operare partendo “da me” e “anche” da me a portare i veri cambiamenti, nei cuori e quindi in quanto ci sta intorno.